Si sa che, quando organizzi il viaggio da solo, devi stare super attento e devi controllare più volte che tutto proceda come da programma. E meno male perché, qualche giorno prima del check-in on line, mi accorgo di una incongruenza tra i voli prenotati e un altro volo che è comparso nel mio account TAP, un nuovo Milano/Lisbona di cui non capisco il significato. Non riuscendo a sistemare la cosa on-line, telefono alla Tap e scopro che il comodo volo delle 11 per Lisbona che avevo prenotato non c’è più e che sono stata spostata sul primo volo della giornata, quello delle ore 5.55, (non proprio comodissimo, dovendo partire da Malpensa!) e di conseguenza è stato cambiato anche il volo da Lisbona a Terceira (prima tappa delle Azzorre). Nessuna mail dalla TAP per comunicare la variazione d’orario! Questo non depone molto a favore della serietà della compagnia…
Dopo aver controllato tutte le possibilità di trasferimento a Malpensa, ci arriviamo con l’ultimo trenino utile, pensando di poter accedere al gate per aspettare la partenza, invece scopriamo che non è possibile entrare ma dobbiamo stare nell’atrio fino alle 3.30, seduti su scomode sedie di ferro… che notte!
Partiamo abbastanza in orario e per fortuna riusciamo a tenere le valigie in cabina, così all’arrivo a Lisbona potremo recarci rapidi alla connessione x Terceira (il tempo a disposizione è piuttosto limitato) ma le operazioni di sbarco procedono molto a rilento, così ci troviamo decisamente in ritardo: il gate pare stia per chiudere… e
c’è una coda senza senso per il controllo passaporti … Sfodero la carta di imbarco e chiedendo permesso a gran voce, passiamo davanti a tutti (si accodano anche un signore che era già disperato e una ragazza portoghese). Poi di corsa al gate. Per fortuna non hanno ancora imbarcato, anche se sulla boarding pass avrebbero dovuto aver già chiuso il gate. Bene così, ormai siamo dentro e non dovrebbero più esserci contrattempi.
TERCEIRA
Arriviamo ad Angra do Heroismo a Terceira dopo solo 2 ore e 5 di volo, facciamo una coda per il controllo passaporti anche se non capiamo perché, in fondo siamo in Europa…poi macchina (compagnia Ilha Verde) e hotel. Ci fermiamo giusto un attimo ma poi usciamo per un primo assaggio dell’isola.
Lasciata la citta, ci dirigiamo verso la Zona balnear do Negrito con rocce nere e piscina scavata nel mare.
Quindi Cinco Ribeiras dove ci sono piscine (questa volta naturali) in cui l’acqua è tranquilla mentre fuori l’oceano è un po’ arrabbiato.
Mi par di capire che ci saranno un sacco di “zone balneari” in cui fermarsi, se vicino alla capitale già ne abbiamo viste due! Certo oggi, col tempo un po’ nuvoloso e l’oceano arrabbiato, non è che ispirino tanto, ma confido nel domani!
Decidiamo di rientrare a casa facendo una strada nuova che entra all’interno e sale un po’ (la Ens2A) e porta alla Lagoa da Falca o Lagoa das Patatas: stupenda! Ortensie e alberi di cedro, altissimi con i tronchi rossi. Uno spettacolo incredibile. Ogni curva una sorpresa, si guida tra muraglie di ortensie blu, bianche o rosa (poche), inframmezzate da roselline rosa e agapanthus viola.
Rientro in hotel e poi al ristorante, dove proviamo il piatto nazionale, l’Alcatra: uno stufato di manzo cotto tantissimo tempo… non mi fa impazzire, ma forse ho sbagliato ristorante, magari lo riproverò.
Dopo una notte finalmente tranquilla, in un letto comodo, continuiamo l’esplorazione dell’isola. La prima tappa è Sao Sebastiao con una delle più vecchie chiese dell’isola, con affreschi gotici.
Poi Porto Martins e le piscine naturali, ma il cielo è grigio e quindi non riesco ad entusiasmarmi per il luogo
E quindi Praia da Vitória, una cittadina molto curata che ha cambiato il suo nome originario, Praia, in quello attuale nel 1829 per onorare una vittoria in una battaglia navale durante la guerra civile portoghese.
Tappa seguente il Miradour do Cume, da cui la vista spazia su tutta la valle, con i campi verdi divisi a riquadri regolari, “manta de retalhos” li chiamano qui.
Ci dirigiamo verso la Gruta do Natal (che si chiama così perché quando è possibile, qui si celebra la messa di Natale), un esteso tubo di lava lungo 697m alto 12 m e largo 7m, formato in seguito ad eruzioni fessurali avvenute migliaia di anni fa che hanno originato colate di lave molto fluide che, scorrendo e raffreddandosi nel tempo, ne hanno scavato la roccia originaria. Muniti di elmetto, entriamo nella grotta e seguiamo i percorsi indicati, a volte facilmente percorribili, altre un po’ più difficoltosi. Tutto molto interessante e poi mi intriga molto il pensiero di essere dentro un “lava tube”
Ma facciamo un passo indietro: mentre percorriamo la strada per arrivare alla Gruta do Natal, verso le 13, nel bel mezzo del nulla, vediamo un sacco di macchine ferme e un profumino di carne alla griglia super invitante. Ci fermiamo curiosi e scopriamo che siamo capitati alla festa di Nossa Senhora da Pena: mangiamo e beviamo gratis, non è neanche necessario fare un’offerta, siamo stupiti, non ci è mai capitata una cosa di questo tipo! E dopo pranzo, nella piccola arena di fianco alla zona della festa, ci vediamo anche una piccola corrida fatta da mucche che, diciamo noi, “studiano da tori” e rincorrono chi entra nell’arena aprendo degli ombrelli colorati.
Raggiungiamo Fotinhas, dove abbiamo saputo che si svolge la Tourada à corda, (una festa popolare in cui i tori vengono guidati per le strade, e poi riportati illesi al pascolo). Tutti ci hanno consigliato di andare a vedere lo spettacolo sottolineando che i tori sono i vincitori, sempre. Ci fermiamo e chiediamo come fare per fermarci a vedere, perché sembra non ci siano più posti disponibili nei palchi e ci dicono che basta chiedere nelle case che sono sul percorso e di solito si viene ospitati. E così facciamo. I tori sono 4 e correranno uno per volta. E’ vero, non è violenta, non ha niente a che vedere con la corrida, nessuna banderilla trafigge il toro, ma a me, quel povero toro che corre per le strade del paese libero fino a un certo punto, perché c’è una corda che lo guida se per caso rischia di incornare qualcuno, mi fa un po’ tristezza.
Così dopo il primo toro, quando le strade tornano sicure, salutiamo i nostri ospiti e rientriamo in hotel.
Ovviamente non ci facciamo scappare la zona delle piscine naturali di Biscoitos, super attrezzata, con bagnini che controllano e trampolini per fare i tuffi.
E, con questa seconda giornata a Terceira, il nostro soggiorno qui finisce, prossima tappa Faial (l’isola blu delle ortensie).
FAIAL
Il volo per Faial è abbastanza presto al mattino e dura solo 20 min, così abbiamo tutta la giornata a disposizione. Passiamo abbastanza vicino a Pico (dove andremo in escursione in giornata) la cui montagna, appunto Pico, sbuca dalle nuvole, avvisandoci che là sotto c’è un’isola
Mentre aspettiamo che ci diano le camere (siamo arrivati troppo presto!) cominciamo a fare delle piccole esplorazioni della cittadina di Horta e dei dintorni.
Prima tappa è il Miradouro Nossa Senhora da Conceiçao, con panorama su Horta e isole vicine, Pico e Sao Jorge e lontano Graciosa.
Quando la fame si fa sentire decidiamo di fermarci da Peter Sport Cafè, un mitico locale, punto di ritrovo per i velisti transoceanici di tutto il mondo.
E qui mi gusto le Lapas (che sono molto simili alle zamburiñas), da cui però devo togliere una cospicua quantità di aglio!
Passiamo dall’hotel e scopro che la nostra stanza ha una splendida vista, proprio sul porto e su Pico, so già cosa faro stasera: me ne starò sul terrazzo a godermi la vista…
La città è caratterizzata dalla tipica architettura portoghese, da vie acciottolate e da un porto turistico molto vivace e frequentato: pare che circa 1.100 yachts l’anno vi sostino per rifornimenti e riparazioni con equipaggi che provengono dalle due sponde dell’Atlantico. Nel porto ci sono moltissimi murales realizzati dai marinai prima di prendere il largo che ricoprono completamente i suoi moli e mi fermo a leggere per scoprire le provenienze e i messaggi.
Raggiungiamo in macchina Porto Pim, una baia praticamente in città, molto tranquilla, con piccole case semplici e una grande spiaggia neanche tanto affollata. E qui faccio il primo test, l’oceano non è per niente freddo, almeno qui.
Saliamo al Monte da Guia percorrendo una bellissima strada panoramica che ci porta alla Caldera do Inferno, che è una riserva naturale formata da due crateri vulcanici gemelli, parzialmente sommersi dall’oceano.
La mattina seguente ci svegliamo presto e la giornata sembra promettere bene, Pico si vede interamente senza nuvole che ne coprano la sommità. Partiamo presto per le nostre escursioni.
Attraversiamo la Vale dos Flamengos e saliamo verso la Caldeira do Faial al centro dell’isola. E’ il cratere di un vulcano spento da cui ha avuto origine l’isola ed è il punto più alto (1.043m). La caldera è profonda circa 400m e ha un diametro di 2 Km. Ci sono molti percorsi possibili, il giro della caldera e anche la discesa all’interno che però pare piuttosto difficoltosa. E’ verdissima, ci dicono 1001 sfumature di verde (ma le avranno contate davvero?) e all’interno si vede nettamente un piccolo cono di scorie lasciate da un’eruzione successiva, il paesaggio è incredibile. Si arriva a vedere l’oceano e l’onnipresente Pico e la strada fiancheggiata da muraglioni di ortensie blu, che è quella che faremo per scendere.
La tappa seguente è il Vulcano Capelinhos dove sono ancora visibili gli effetti dell’eruzione del 1957-58. Dopo aver parcheggiato l’auto, si cammina verso il faro ma, prima di raggiungerlo, troviamo il Centro de interpretaçao do Vulcao dos Capelinhos, realizzato scavando sotto lo strato di cenere e detriti che ha sepolto interi villaggi, in cui è possibile vedere la ricostruzione dell’eruzione (durata 13 mesi) e altre informazioni di vulcanologia.
La vegetazione stenta ancora a crescere e il vento ha modellato la colata lavica che domina il vulcano a strapiombo sul mare, è un paesaggio incredibilmente affascinante con il contrasto tra il nero e marrone-rossiccio delle rocce e l’azzurro del mare. Ovviamente dal faro saliamo sul picco vicino, non c’è un vero sentiero, ma una staccionata a cui attaccarsi se affaticati (fatto!)
Sotto al faro, dopo la sudata per salire in cima al picco, ci appare un mare azzurro e protetto dagli scogli, la Piscina natural dos Capelinhos e allora oggi, col sole, un bagno non ce lo toglie nessuno!
Sulla strada del ritorno ci fermiamo a Varadouro un’altra zona balneare, ma intanto il tempo è cambiato e scende una leggera pioggerellina, quindi continuiamo verso Castelo Branco, una formazione rocciosa formata da un’eruzione vulcanica di 10.000 anni fa, in pratica è un enorme “tappo” di lava che si protende nel mare.
E poiché non siamo mai abbastanza stanchi, ci spingiamo fino ad Almoxarife (niente di che), una spiaggia vicino a Horta e a Poça da Riberinha, in cui troviamo bimbi che giocano in una piscinetta naturale e acqua splendida e trasparentissima.
PICO (escursione in giornata)
Prima tappa è la ricerca degli Arcos do Cachorros, ma intanto mi colpisce l’architettura di Pico, che è completamente diversa da quella di Faial, anche se sono così vicine. Le case qui sono di pietra, lava basaltica, i muri sono neri a volte rifiniti o completamente ripassati di malta bianca, porte e finestre sono di colori vivaci. Secondo la tradizione locale, i colori indicavano lo status sociale degli abitanti: rosso per i benestanti, verde o blu per famiglie più modeste.
Gli Arcos do Cachorro sono formazioni di roccia basaltica, in realtà sono un complesso di archi, nicchie e tunnel lavici generati da fiumi di lava solidificati a contatto con l’oceano. Il monte Pico, da qui, è forse meno affascinante anche se in realtà ne apprezzi l’estensione della base.
Entriamo nel Parque forestal da Prainha, incredibilmente grande e ordinato e raggiungiamo Lajes do Pico passando dall’interno, cosi vediamo (ma non lo percorriamo) il rettilineo più lungo di tutto l’arcipelago, sono 9 Km ma, a quanto pare, è consigliata la massima prudenza nel percorrerlo poiché si possono improvvisamente trovare mucche al pascolo che attraversano la carreggiata o che si fermano nel mezzo!
Una tappa al Museo della caccia alla balena e quindi al Museo del Vino, dove però non assaggiamo il vino verdelho, ma ci limitiamo a scoprire come si coltivano le viti: qui sono protette da un vero labirinto di muri di pietra vulcanica a secco.
Cogliamo l’occasione per riposarci sotto una dracena di 850 anni e 16 m di diametro prima di riprendere il traghetto per tornare a Faial.
SAO MIGUEL
Il volo da Horta a Ponta Delgada nell’isola di San Miguel dura circa 1 ora. E’ la nostra ultima tappa nelle Azzorre e, poiché arriviamo per mezzogiorno, abbiamo il pomeriggio a disposizione per iniziare ad esplorare la città. Ci sono tante chiese barocche, noi visitiamo il Santuario do Santo Cristo con bellissimi azulejos e dorature barocche, mentre non riusciamo ad entrare a San Sebastiano che è chiusa e ha il campanile impacchettato per restauro. Però non ci perdiamo il Museo Carlos Machado che oltre all’antica chiesa dei gesuiti, comprende varie sezioni: zoologia, botanica, mineralogia, gioielleria… insomma ogni gusto può essere soddisfatto.
Una cosa mi ha colpito: i marciapiedi, grandi o piccoli, sono tutti delle piccole opere d’arte, con riquadri di pietra bianchi e neri che formano dei disegni.
quando siamo al Mirador da Vista do Rei, la nebbia si dirada e i laghi ci appaiono in tutto il loro splendore.
E poi i fiori sono giganteschi!!
Proseguendo nell’esplorazione sulla strada del rientro a Ponta Delgada, arriviamo a Ponta da Ferraria dove c’erano le Terme (ora chiuse), con piscine naturali che hanno sorgenti di acqua calda nell’oceano, ma niente bagno perché il tempo è medio ma caldo e l’idea di immergermi in acque termali non mi attira neanche un po’ e poi c’è un sacco di gente!
La sera, al ristorante A Tasca, dopo la consueta coda per l’accesso visto che non si può prenotare, provo nuovamente la alcatra e questa volta è proprio buona!
Il giorno seguente lo dedichiamo alla visita della zona di Furnas.
Saliamo al Pico do Ferro dal cui Miradouro si vede perfettamente il lago vulcanico che occupa la quasi totalità della caldera, attorno alla quale c’e tutta una attività di fumarole a testimonianza dell’energia geotermica presente in quest’area. Dopo qualche foto, scendiamo in paese.
Furnas è una cittadina proprio carina, forse un po’ trafficata, ma da non perdere. C’è anche un giardino botanico in centro, il Parque Terra Nostra al cui interno, ovviamente, esiste anche una piscina di acqua termale tra i 38° e i 40° (di color rossastro, quindi attenzione a costumi e asciugamani). Per visitarlo occorre almeno una mattina, noi abbiamo fatto solo un giro rapido e ci siamo diretti verso la zona con le fumarole, guidati da un forte odore di zolfo.
Nella zona geotermica ai bordi del lago, ci sono delle buche in cui cuociono il “cocido” una specialità culinaria dell’isola: non si cuoce sui fornelli ma in grandi pentole che all’alba vengono calate nel terreno alla profondità di circa 1m e lì restano per 6-7 ore, cuocendo a vapore gli ingredienti senza aggiungere acqua. Però questo cocido non me la sono proprio sentita di assaggiarlo, faceva caldo e il pensiero di affrontare manzo, pollo, costine di maiale, sanguinaccio e chorizo assieme a verza, cavolo nero, carote e patate proprio non ci son riuscita!
L’ultimo giorno si permanenza sull’isola lo dedichiamo a raggiungere la Lagoa do Fogo. Partiamo con cielo coperto, nuvole grigie e un po’ di pioggia.
Seguiamo la strada che ci suggerisce Google maps (come sempre), ma questa volta, quando avverte che la strada è chiusa, seguiamo il percorso alternativo che ci viene proposto dal fido navigatore. E’ cosi che ci ritroviamo con altri come noi, in mezzo al nulla, in una strada sterrata e con il suggerimento di imboccare una micro stradina totalmente sconnessa che forse neanche i trattori riuscirebbero a fare!
E lì, mentre parliamo con gli altri turisti, improvvisamente mi ricordo che dopo le 9 non si poteva salire con la propria macchina e quindi quella chiusura non era per qualche problema alla strada ma perché eravamo arrivati al capolinea e quindi per arrivare alla lagoa do fogo avremmo dovuto prendere il pullmino!
Ritorniamo al punto di partenza e raggiungiamo la stazione di partenza del pullmini: 5 euro e sono seduta vicino al finestrino. Peccato che si salga nella nebbia più fitta, che si dirada solo un pochino per permetterci di intravvedere qualcosa, ma niente di soddisfacente… questa volta non abbiamo avuto fortuna.
Proseguiamo per Ribeira Grande una bella cittadina ricca di chiese e poi raggiungiamo il parco naturale Ribeira dos calderoes un luogo splendido, con ortensie e cascate, veramente un’oasi di pace. Sul percorso, ovviamente ci fermiamo a tutti i miradouros che incontriamo
Rientriamo in hotel, a sistemare le valigie, siamo arrivati alla fine del nostro soggiorno alla Azzorre, domani ci attende il volo di rientro via Lisbona.
CONSIGLI PRATICI
Il nostro viaggio è durato 9 giorni.
Volo di linea TAP Milano-Lisbona e a seguire Lisbona-Terceira e voli interni con Air Açores
Terceira 2 giorni
Faial 3 giorni comprendente l’escursione a Pico in giornata
Sao Miguel 4 giorni
Nonostante fosse l’inizio di agosto, non c’era troppa gente e il clima era gradevole anche se mutevole. I paesaggi sono affascinanti e il verde domina incontrastato. Le ortensie (che amo moltissimo) sono incredibilmente rigogliose e onnipresenti. Chi ama fare trekking si trova in un paradiso, ma anche chi è un po’ più pigro ha la possibilità di non perdersi nulla.
Ho avuto l’impressione di isole ricche, tutto è molto curato con un occhio di riguardo per la natura, le strade sono in ottime condizioni ed è facile guidare.
Se si vuole fare l’escursione a Pico, è meglio prenotare il passaggio col traghetto direttamente dall’Italia, i traghetti non sono grandi e si rischia di non trovare posto all’ultimo. Noi siamo partiti da Horta alle 9.30 e rientrati alle 18, tempo più che sufficiente per girare l’isola.
La gente è ospitale, è stata la prima volta in vita mia in cui ho mangiato e bevuto gratis perché c’era in corso una festa del paese!